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Berlusconi contro Imane Fadil: «Non l’ho mai conosciuta e non le ho mai parlato»

«Spiace sempre che muoia qualcuno di giovane. Quello che ho letto delle sue dichiarazioni mi ha sempre fatto pensare che possano essere tutte cose inventate e assurde»: il commento del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, in risposta alla domanda di un giornalista rivolta al leader di FI a proposito della morte a Milano di Imane Fadil, una delle testimoni del processo sul caso Ruby, è netto. Non solo: a stretto giro Berlusconi aggiunge anche e conclude lapidario: «Io non ho mai conosciuto questa persona, né le ho mai parlato».

Morte di Imane Fadil, Berlusconi: «Non l’ho mai conosciuta e non le ho mai parlato»

«Prima di ogni commento bisogna aspettare l’esito ufficiale degli esami tossicologici. È una vicenda inquietante, su cui non si possono esprimere giudizi definitivi. Allo stato ci si può solo chiedere “cui prodest”, a chi giova questa situazione, uno scenario che potrebbe influire sull’immagine di Berlusconi, anche se non ce lo vedo proprio, nella maniera più assoluta, a ordinare una cosa del genere». Paolo Guzzanti, che da presidente della Commissione parlamentare Mitrokhin si occupò della vicenda dell’avvelenamento da polonio dell’agente russo Aleksandr Litvinenko, commenta così all‘Adnkronos la morte della modella Imane Fadil, testimone dell’accusa nei processi sul caso Ruby. «Non ho elementi sulla vicenda di Imane Fadil. L’autopsia chiarirà le cause del decesso, se fossero confermate le indiscrezioni per cui si è trattato di un avvelenamento da cobalto mi sembrerebbe strano che la sostanza sia già stata individuata. In questo senso – continua Guzzanti – è un giallo un po’ “sfacciato”. Nel caso di Litvinenko fu utilizzato un isotopo radioattivo mai usato nella storia del crimine, ci volle molto tempo prima di accertarne la presenza. Qui sembra un caso opposto».

Veleni? Identificarli sarà lungo e complesso: l’autopsia chiarirà le cause del decesso

«Un veleno è fatto per non essere individuato e questi sono veleni di Stato o della cosiddetta State-sponsored-Mafia. Difficile per gli inquirenti farsi una idea in tempi brevi sui fatti di Milano, credo in Italia non ci siano le competenze tecnico-militari necessarie, solo i pochi governi che possiedono arsenali nucleari o che gestiscono questo livello di operazioni di intelligence hanno quel che serve per orientarsi, l’ideale sarebbe richiedere la collaborazione del Regno Unito in questa indagine», afferma a sua volta all’Adnkronos Mario Scaramella, ex consulente della Commissione Mitrokhin, che nel novembre 2006 incontrò a pranzo Litvinenko. «All’impronta direi – e conclude – che potrebbe trattarsi di utilizzo di cosiddetti Brv, cioè sostanze radiologiche da combattimento, per una possibile eliminazione fisica; ma ripeto è roba da agenzie statali o di gruppi specializzati del livello di Al Qaida o di Moghilevich per intenderci». E il mistero s’infittisce.

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